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Arriva lo statuto della Fondazione Europea

La data dell’8 febbraio 2012 rimarrà una data memorabile per tutte le fondazioni europee. Dopo 14 anni di dalla creazione di una vera e propria task force  incaricata di promuovere uno statuto europeo per le fondazioni sembra sia finalmente possibile tirare un primo sospiro di sollievo.

Da tempo le fondazioni europee chiedevano a gran voce a Bruxelles l’adozione di uno strumento giuridico comune che potesse garantire in tutto il territorio UE il medesimo status e gli stessi benefici
Il problema principale delle fondazioni spostandosi in altri territori Europei è sempre stato quello di dover investire per colmare le differenze esistenti tra ordinamenti giuridici nazionali. Se una fondazione decide di operare all’estero deve investire parte dei suoi fondi in consulenze giuridiche in modo da poter soddisfare i requisiti legali e amministrativi dei singoli ordinamenti nazionali con conseguente diminuzione dei fondi disponibili per ricerca e sovvenzione di progetti.

La parola d’ordine che le fondazioni volevano giungesse all’orecchio della Commissione Europea era armonizzazione. E così è stato. L’8 febbraio la Commissione Europea ha avanzato una proposta di statuto che punta ad istituire un’unica forma giuridica europea, la “Fondazione Europea (FE)” identica in tutti gli stati membri (vedi Italia Oggi del 9 Febbraio 2012).

Lo statuto riguarda più da vicino le fondazioni di pubblica utilità che risultano essere la maggioranza. La Fondazione dovrà avere determinati requisiti principali quali:

  • La FE dovrà dimostrare il suo scopo di pubblica utilità;
  • La dimensione transfrontalera;
  • Possesso di un patrimonio minimo di costituzione di 25 mila euro;

Sarà possibile sia costituire ex novo una fondazione sia convertire in questa nuova forma giuridica un fondazione nazionale già esistente.

 Ma quali saranno i vantaggi più tangibili? 5 punti:

  1. Personalità e capacità giuridica in tutti gli stati dell’unione;
  2. Possibilità di svolgere le proprie attività all’interno dell’UE più facilmente;
  3. Incanalare finanziamenti in maniera più agevole e con meno spese data l’applicazione di norme uguali in tutta l’UE;
  4. Ottenimento di un marchio europeo che renderà la singola fondazione più affidabile e riconoscibile anche a livello transfrontaliero;
  5. Il regime fiscale delle Fe sarà il medesimo regime fiscale applicato alle fondazioni nazionali.

Michel Barnier

 Michel Barnier, il commissario europeo al Mercato interno, ha dichiarato:

L’introduzione di uno statuto europeo ridurrà costi e incertezze, oltre a offrire alle fondazioni maggiore visibilità per promuovere le loro attività e per attirare più finanziamenti grazie a un marchio europeo.

 

 

Da sottolineare che in Europa si contano circa 110 mila fondazioni che erogano ogni anno finanziamenti tra gli 83 e i 150 miliardi di euro in tutti i settori di pubblica utilità, senza tener conto del fatto che sul fronte occupazionale si calcola che circa un milione di persone lavorino a tempo pieno grazie alle fondazioni.

In conclusione bisogna tener conto del fatto che  la strada da percorrere per l’adozione vera e propria dello statuto da parte dell’UE è piena di ostacoli politici (la Francia ha già manifestato le sue perplessità) e deve essere ancora discussa in Parlamento ed in Consiglio. Confidiamo solamente che ai 14 anni di attesa e di battaglie che le fondazioni hanno compiuto per giungere fino a qui non si rivelino vani e non si dissolvano in un nulla di fatto.

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